Due ragioni per cui Eco, a 80 anni, è diventato un Bongiorno per dottorandi
Jacques Le Goff riassunse il senso del pontificato di Giovanni Paolo II nell’espressione “Medioevo più televisione”. La battuta si adatta anche a Umberto Eco, il Papa del midcult italiano, che coi suoi romanzi in serie ha volgarizzato la Scolastica e buona parte della cultura occidentale per ammannirla al lettore-massa: quel lettore che è cresciuto col “Nome della rosa” e coi programmi Mediaset, senza vedere alcun contrasto tra le due cose.
9 AGO 20

Jacques Le Goff riassunse il senso del pontificato di Giovanni Paolo II nell’espressione “Medioevo più televisione”. La battuta si adatta anche a Umberto Eco, il Papa del midcult italiano, che coi suoi romanzi in serie ha volgarizzato la Scolastica e buona parte della cultura occidentale per ammannirla al lettore-massa: quel lettore che è cresciuto col “Nome della rosa” e coi programmi Mediaset, senza vedere alcun contrasto tra le due cose. Il contrasto lo vede solo Eco, che pretende di avere botte piena e moglie ubriaca, di cavalcare le mode culturali e poi di pontificare sulla deriva che queste mode hanno inoculato nell’Italia del Duemila. Ora lamenta la decadenza delle facoltà umanistiche. O a parlare così è un omonimo del tizio che sponsorizzò le false specializzazioni di Dams e Scienze della Comunicazione, o siamo davanti a una faccia tostissima. La seconda che ho detto. Ma forse è un caso di schizofrenia: quella schizofrenia che Eco diagnosticò a Berlusconi nel savonaroliano Palasharp. Già dopo le elezioni del ’94 aveva dichiarato: “Mi vergogno di essere italiano”. Insomma, si vergognava dei suoi milioni di lettori, di tutti i connazionali che divorano i libri di questo Calvino spiegato ar popolo, di questo Barthes del buon senso piemontese.
La verità è che sulle labbra di Eco l’indignazione suona fuori posto: basta guardare questo “illuminista bizantino” (così Enzo Golino) per capire che il suo pacioso ottimismo è a prova di bomba. Eco non è un monaco che accusa, ma un manager che gronda serotonina. In lui, come ha notato Alfonso Berardinelli, il bambino e il prof convivono con allegria: ciò che manca è l’uomo. Ma il ritratto più formidabile è di Piergiorgio Bellocchio. In Eco, dice Bellocchio, “tutto è déjà lu”. E citando i comici inviti al coraggio di “Sette anni di desiderio”, così conclude: “Ecco la frase: ‘Nervi saldi, staremo a vedere’. Mirabile sintesi del pensiero, dell’atteggiamento morale, insomma dello stile di Eco. Reggetevi forte, ragazzi: si va al cinema.
Sincronizziamo i cronometri: la merenda è alle cinque. Il faut être absolument modernes: parlerò alla Festa dell’Unità. Recita le tue ultime preghiere: scacco al re. Ci siamo e ci resteremo – in poltrona. Calma e sangue freddo: cameriere, il conto”. Insomma, è inutile che questo ottantenne paffuto e roseo si travesta da magistrato di una Suprema corte politico-culturale che “giudica e manda secondo ch’avvinghia”: resterà sempre il venditore di un’enciclopedia tascabile dove Superman si confonde con Tommaso d’Aquino. Resterà, cioè, un Mike Bongiorno per dottorandi.